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Michelina Battaglia, originaria di Anzi e sposata a Calvello con Antonio Ferri di Tricarico, nel 1886, all’età di 39 anni, afferma di voler scrivere un libretto che intitolerà Gioie e dolori della mia vita. Il manoscritto, conosciuto come “diario della nonna”, passa di mano in mano tra i figli e i nipoti. Toccherà al nipote Antonio Ferri, nel 1979, trascrivere quella novantina di pagine scritte in parte su fogli di quaderno e in parte su foglietti volanti.

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Michelina Battaglia, originaria di Anzi e sposata a Calvello con Antonio Ferri di Tricarico, nel 1886 afferma di voler scrivere un libretto che intitolerà Gioie e dolori della mia vita. Il manoscritto, conosciuto come “diario della nonna”, passa di mano in mano tra i figli e i nipoti. Toccherà al nipote Antonio Ferri, nel 1979, trascrivere quella novantina di pagine scritte in parte su fogli di quaderno e in parte su foglietti volanti.

Michelina sposatasi a quindici anni, ebbe quattordici figli, di cui tre  morti in tenera età e altri tre, sempre giovanissimi, morirono nel 1888. Ebbe anche cinque aborti naturali. Si scontrò con una realtà costituita, come per tutti,  da momenti di gioia (quali possono essere la nascita di figli, viaggi, vacanze, divertimenti ecc.) e momenti di dolore (quali la scomparsa di persone care, malattie, disagi, contrasti familiari, nemici personali, ecc.).

Era figlia di Arcangelo Battaglia di Anzi. Questi aveva sposato Carolina, figlia di Nicola Pomarici, nota famiglia di galantuomini di Anzi. Dal matrimonio nacquero quattro figli. Il padre Arcangelo, di idee liberali, in contrasto con quelle della sua famiglia, nel 1848 intendeva sostenere la rivolta di Potenza, intesa ad istituire un governo provvisorio antiborbonico. Arrestato, fu condannato a 7 anni di galera da scontare nell’isola di Procida. Nel 1850 fu trasferito nel carcere di Calvello.  Tornò libero ad Anzi nel 1856.

Anche, Michele Ferri, futuro padre adottivo di Michelina, nominato Capitano della Guardia Nazionale di Calvello, voleva guidare i volontari  calvellesi a Potenza, ove, come si è detto, si stava pensando ad un governo provvisorio, contro i Borbone. Scoperto, fu condannato, in contumacia, a 7 anni di galera. Contro il volere del padre Gherardo,  Michele aveva sposato Teresina Pomarici di Anzi. Il padre non vedeva di buon occhio una relazione fra due persone completamente  diverse. Dal matrimonio non nacquero figli. Michelina, adottata, giunse nella casa di zia Teresina Pomarici, all’età di tre anni, quattro mesi e quindici giorni. Il suo ingresso nella nuova famiglia segnò anche il ricongiungimento, dopo anni di separazione, fra Gherardo Ferri e il figlio.

Il diario, parlando della vita di una nobildonna di famiglia elevata, inevitabilmente si incontra e scontra con vicende che vanno oltre la famiglia. Perciò, può essere considerato una fonte molto ricca di riferimenti storici e sociali.

               Bisogna infatti sapere che i Ferri erano proprietari terrieri e allevatori. La loro vita era scandita dal ritmo del lavoro nei campi e dall’allevamento degli animali. Antonio svolse per due trienni anche la funzione di Sindaco. Nel testo si accenna alle elezioni dei consiglieri comunali e ad alcune tumultuose sedute dello stesso consiglio. Si apprende, di passaggio, che in paese, nell’anno 1867, si svolse una sommossa popolare contro la tassa sul macinato.

Non mancano nemmeno riferimenti al brigantaggio. Il testo contiene anche una descrizione del terribile terremoto del 1857. Si apprende anche di una forte nevicata in data 6 maggio  1888.

Dal diario si ricava anche in paese c’era un  medico ed una levatrice che assisteva le donne partorienti. Si accenna anche all’impegno di Antonio Ferri che, da sindaco, molto si adoprò per la scuola e per l’opera della sola maestra che in quel momento insegnava nel paese.

Dal testo emerge che Napoli fungeva da vera capitale del Sud. Vi si andava  per acquisti e compere, per mercati e fiere, per tasse e tribunali. Ma a Napoli si andava anche per completare l’istruzione universitaria dei giovani rampolli dei ceti abbienti, generalmente dopo che si erano fatti gli studi superiori a Potenza. Vi  si andava anche per le vacanze balneari ad Ischia, già rinomato luogo di villeggiatura.

            In conclusione, si può dire che di cronache familiari la letteratura non manca. E nemmeno quella lucana. Questa tipologia di testi, in genere, ha due obiettivi: perpetuare la memoria della famiglia e celebrarla. Nel nostro caso, non si tratta di una cronaca celebrativa. Come dice la sua autrice, suo intento fu quello di scrivere un “ricordo della sua vita”. Ma non per esaltare sé stessa e la sua famiglia, bensì per lasciare ai figli una sorta di testamento morale, quasi a continuazione della  funzione educatrice esercitata in vita. E fu nobile intento. Forse nessuna storia umana, come la vita di una madre, può essere maestra di vita.

                                                                                                                       Franco Villani, editore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INFORMAZIONI:

Autore Michelina Battaglia
Isbn 9788898200146
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  • SAGGISTICA IL PONTE
  • NARRATIVA LA TERRA
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