Entelechia. Là dove il cuore s’incrina, fiorisce
ENTELECHIA è un viaggio poetico dentro le ferite dell’essere umano.
Donato Antonio Puntillo attraversa l’amore e la perdita, la violenza e la fragilità, la malattia, l’identità, le ingiustizie del nostro tempo, dando voce a corpi e anime che resistono, cambiano, cercano luce anche nelle macerie.
I suoi versi sono netti, moderni, a tratti durissimi, ma sempre autentici.
La poesia diventa strumento di conoscenza, di denuncia e di cura: un passaggio dalla sofferenza alla consapevolezza, dalla potenza all’atto, dall’ombra alla forma. Dalle liriche intime fino alla poesia civile, Puntillo costruisce una raccolta intensa e matura, capace di coinvolgere il lettore e costringerlo a guardare ciò che spesso si preferisce ignorare.
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Chi può impedirmi di volare
Un viaggio, una scoperta, un incontro. Chi può impedirmi di volare? nasce dall’esperienza concreta di un gruppo di studenti che, guidati dai propri docenti, hanno trasformato la scuola in un laboratorio di dialogo e di accoglienza. Attraverso la scrittura, i ragazzi hanno imparato a conoscersi, a raccontarsi e a comprendere che la diversità non divide, ma unisce. La protagonista del racconto, Huda, porta con sé la voce di tanti giovani che affrontano il difficile percorso dell’emigrazione: la separazione dalla propria terra, la nostalgia, la paura di non essere accettati e, infine, la scoperta che l’incontro con l’altro può diventare una nuova forma di appartenenza. In un mondo in cui le migrazioni continuano a segnare la nostra epoca e a interrogare la coscienza collettiva, questo libro offre una prospettiva autentica, semplice e profonda: quella dei ragazzi.
Le loro parole ci ricordano che l’integrazione non è solo un obiettivo sociale, ma un cammino umano fatto di rispetto, curiosità e amore. Il libro è un inno alla libertà, alla speranza e alla capacità di volare oltre ogni confine.
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Rinascia, un cammino nel vuoto abitabile
A sessantacinque anni, Francesco, professore di filosofia, sente di non riconoscere più il mondo che lo circonda. La scuola, la politica, il linguaggio stesso sembrano aver smarrito il tempo della riflessione, dell’ascolto, del dubbio. Il futuro avanza rapido, ma non gli offre più un posto in cui abitare. Dopo la separazione da Carla, bibliotecaria rigorosa e donna razionale, Francesco sceglie il cammino: un pellegrinaggio laico attraverso l’Italia interna, fatta di borghi marginali, strade dimenticate, incontri inattesi. Ogni passo diventa interrogazione, ogni volto una possibilità di riconoscimento, ogni silenzio uno spazio da abitare. Parallelamente, anche Carla intraprende un proprio percorso di trasformazione. Nel vuoto lasciato dalla fine del matrimonio, riscopre la scrittura, la poesia, una voce autentica rimasta a lungo trattenuta. I loro cammini, separati ma mai del tutto recisi, continuano a interrogarsi a distanza. Rinascita è un romanzo sull’erranza e sulla soglia, sul disincanto di una generazione e sulla possibilità di una presenza diversa nel mondo. Un racconto intimo e civile insieme, che attraversa la crisi dell’intellettuale contemporaneo, il rapporto tra tecnologia e umanità, il senso della parola e della relazione. Non è una fuga, ma una ricerca. Non un ritorno al passato, ma l’apertura di uno spazio nuovo, fragile e necessario, in cui tornare a respirare.
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Come fu che Matera scoprì di avere i Sassi
Il libro è un bellissimo racconto che, attraverso testimonianze di autori e viaggiatori italiani e stranieri, accompagna la vicenda dei Sassi fino ai giorni nostri, passando attraverso la loro scoperta quale “vergogna nazionale”, di cui, lentamente, acquistano coscienza gli abitanti, gli ultimi ad accorgersene. La città appare sempre come divisa in due, tra Sassi e Piano. Il mondo dei Sassi, presentato attraverso gli occhi degli altri, risalta in tutta la sua verità, che, impressionante e tragica, poco si concilia con recenti mitizzazioni e non poche fuorvianti alterazioni estetizzanti. Invece che creare una sola città, come auspicato da urbanisti e sociologi già a partire dagli anni del primo fascismo, se n’è fatta un’offerta turistica, che, di fatto, ha creato una frattura di nuova natura, forse più grave di quella vissuta per secoli, e più difficile da sanare. Un libro, insomma, del tutto nuovo, tutto da meditare.
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Le tre donne, racconti di vita nei rioni Sassi
Il libro è un’opera narrativa e, allo stesso tempo, un documento antropologico che ricostruisce con profondità, precisione e intensa partecipazione emotiva la vita quotidiana nei Sassi di Matera attraverso tre figure femminili appartenenti alla stessa famiglia. Impreziosito dalla prefazione di Pancrazio Toscano, dalla trascrizione dialettale del prof. Francesco Avolio e dalle illustrazioni di Giuseppe Palumbo, il libro rappresenta un tassello importante della memoria collettiva materana. Il cuore del volume è costituito dai racconti di Mamàjë, che – ormai anziana, seduta su una sedia a rotelle – rievoca la propria vita nei Sassi. La narrazione ha la forza delle testimonianze spontanee: è una storia viva, fatta di dettagli quotidiani, eventi piccoli e grandi, personaggi del vicinato, relazioni familiari spesso conflittuali ma profondamente radicate in un sistema di valori condivisi. La voce dell’autore non è mai invasiva: Nicoletti fa da tramite, lasciando emergere la forza narrativa degli anziani, la loro lingua, le loro ferite e la loro capacità di resistere.
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Il tempo del passaggio di un’antilope
La piccola leonessa di nome Maisha affronta ogni giorno sfide più grandi di lei. Ispirata alla storia reale di Anastasia, una bambina affetta da epilessia PCDH19, questa favola nasce dal cuore dei suoi genitori per spiegare, con delicatezza e verità, cosa significa convivere con una malattia rara. Con il coraggio, la pazienza e la curiosità che solo i bambini possiedono, scopre il significato profondo della parola vita. Attraverso i colori della savana e le avventure di Maisha e dei suoi amici, il racconto invita a guardare la diversità come una forma di forza, e la fragilità come un punto di partenza per crescere insieme.
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La tringhillanza
Il volume è composto da due parti. La prima dedicata alla metodologia adottata nella ricognizione lessicale, alle ragioni storiche, alle evidenze linguistiche e socio-ambientali, agli elementi di morfologia e sintassi e a un’ampia e inedita rassegna di proverbi e modi di dire. Arricchiscono e chiudono la prima parte due contributi storico-tradizionali: uno sulla irrisolta questione dell’origine del toponimo Tito, l’altro sui fuochi di S. Giuseppe che l’autore inquadra in una singolare tipicità della catena appenninica e delle sue tredici regioni. La seconda parte presenta 866 lemmi in tavole comparative dei dialetti di Tito, Picerno, Potenza, Pignola, Pietragalla, Trecchina, Vaglio e Ripacandida.
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L’Italia che non vuole cambiare
L’Italia che non vuole cambiare è un’opera lucida e provocatoria che invita il lettore a guardarsi dentro e a interrogarsi sullo stato reale del nostro Paese. Il volume affronta con coraggio alcuni nodi centrali della società italiana: il culto del posto fisso; il tradimento del merito e la fuga dei cervelli; la politica distante dai cittadini; il ruolo della paura e della sicurezza come strumenti di consenso; l’impatto delle lobby, delle guerre e delle economie di potere sulla vita quotidiana… Con uno stile diretto, a tratti volutamente scomodo, l’autore non offre formule preconfezionate né soluzioni facili: propone invece uno specchio in cui riflettere e, se necessario, da rompere. Il libro si rivolge a chi è stanco di slogan e desidera comprendere le radici profonde della stagnazione italiana, ma anche a chi vuole credere che un futuro diverso sia possibile.
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Le iscrizioni latine di Potenza in età imperiale
Il libro una sintetica storia di Potenza in età romana e la trascrizione di tutte le epigrafi latine rinvenute, ad oggi, nella città. A Giuseppe Rendina (1609-1673) si deve la prima trascrizione di 21 iscrizioni latine rinvenute nel territorio potentino. Agli inizi dell’800, Emanuele Viggiano (1770-1840) ha trascritto complessivamente 40 iscrizioni, molte delle quali già edite dal Rendina. A metà dell’800, Theodor Mommsen (1817-1903) nel Corpus Inscriptionum Latinarum (C.I.L.) ha trascritto un totale di 56 iscrizioni. Dopo il Mommsen il corpus delle iscrizioni potentine si è ulteriormente accresciuto di altre 17 unità arrivando oggi a contare complessivamente 71 iscrizioni latine e 2 in lingua greca. Le epigrafi raccontano la storia della città, dalle origini lucane alla trasformazione in municipium romano, fino alle prime presenze cristiane ed ebraiche. Un’opera che unisce rigore scientifico e chiarezza divulgativa, offrendo agli studiosi e ai lettori uno sguardo nuovo sulle radici più antiche della città di Potenza.
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La deriva
La deriva è la storia di Francesca, giovane giornalista praticante in un’agenzia stampa. La narrazione parte da un fatto di cronaca, la morte di D’Antona, per passare, poi, a servizi e inchieste inquietanti che documentano il degrado nelle periferie urbane, percorsi di perdizione attraverso l’uso di droga e alcool che rendono i nostri giovani vulnerabili e facili prede di santoni che fanno del misticismo un modo per ingrossare il proprio portafoglio. Altre inchieste documentano lo sfruttamento della Terra fatto a scapito delle popolazioni residenti che soccombono allo strapotere di compagnie transnazionali. La lectio magistralis, che Francesca tiene ad un corso di new journalism, manifesta l’impotenza di una libera stampa nei confronti di un potere che tutto tacita e tutto sottomette.
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